Curiosità e amenità, OS X e iOS

Cavo Lightning Apple: l’USB si incastra facilmente! Come sbloccarla senza rompere niente

Ah, il cavo Lightning! Cos’è? Il cavo con cui i nuovi dispositivi Apple (dall’iPhone 5 in poi) si interfacciano con Mac, PC e caricabatterie vari ed eventuali. Questo cavo presenta il connettore Lightning a un’estremità e un USB maschio all’altra, in modo da poterlo inserire dove meglio crediamo. Ma davvero è possibile inserirlo in ogni ingresso USB? La risposta è NI.

lightning_Cable-570x361

Dopo aver inserito il mio cavo nelle porte USB del mio Mac, dell’adattatore a muro originale e di due hub USB diversi (uno molto vecchio e uno molto recente) ho deciso di inserirlo su un portatile non Apple. E qui mi sono accorto del fattaccio: il cavo non si riusciva più a scollegare. Cercando su Google **USB incastrata** i primi risultati portano ad articoli proprio sul cavo Lightning che pare essere particolarmente prono a questo problema in virtù del fatto di avere i blocchi per tenere il cavo in sede (guardate la foto qui sopra: sono quei buchi quadrati) un pochino non standard.

Cercando la soluzione al problema l’unica soluzione trovata è stata quella di tirare con tutta la forza possibile finché non si spacca o il cavo o la porta USB (cercate le immagini dei danni con Google: ci sono persone che devono essere davvero forzute!), dopodiché recarsi in un negozio Apple e chiedere conto dei danni (per fortuna Apple riconosce abbastanza sempre danni di questo tipo sostituendo il cavo, non so come si possa comportare nel caso che il danno sia  dalla parte del dispositivo in cui è stata inserita l’USB).

Ovviamente non volevo né rovinare il cavo, né rovinare il computer, allora ho studiato attentamente l’altissima tecnologia di blocco dei connettori USB notando che di questi “buchi di blocco” (termine altamente tecnico) ce ne sono due per ogni faccia lunga del connettore. I “buchi di blocco” servono a fare in modo che l’USB non sia così facile da scollegare, in questo caso fanno fin troppo bene il loro lavoro.

Come ho risolto? Tagliando due pezzi di cartoncino (non troppo spesso, un segnalibro è ottimo) della larghezza della porta USB, facendoli scorrere all’interno, in modo da sbloccare i gancetti che si innestano nei “buchi di blocco” e dopodiché sfilando il mio cavo.

Sperando che questo articolo possa salvare qualche cavo e qualche porta USB, vi porgo i miei migliori auguri di passare un sereno 2015, sempre in compagnia di questo blog!

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Commenti e impressioni, OS X e iOS

iPhone 6 primo contatto / recensione

Chi mi segue sui social ieri nel tardo pomeriggio avrà sicuramente notato questo tweet:

in cui annuncio che mi ero accaparrato un nuovissimo, fiammante iPhone 6.

Il salto generazionale è stato importante: fino a ieri mattina utilizzavo un vecchiotto, ma ancora molto valido, iPhone 4 dunque passerò oltre i confronti di prestazioni o di hardware che, forse, avrebbero un senso se fatti con un device più vicino temporalmente a quello oggetto di questo articoletto. Se volete sapere se vale la pena passare dalla quarta alla sesta incarnazione dello smartphone made in Cupertino vi dico di sì, non fosse altro per la possibilità di utilizzare l’ultima versione di iOS (iOS 8 e successive patch, siamo alla 8.1.1 nel momento in cui sto scrivendo), visto che l’iPhone 4 è appena uscito dal supporto software e dunque non si potrà mai andare oltre a iOS 7 (in questo momento siamo arrivati alla patch 7.1.2 per gli amanti dei numeretti).

Un’altra cosa su cui sorvolerò saranno le specifiche tecniche: le potete trovare ovunque.

1. iPhone 6 o iPhone 6 Plus?

Io dico decisamente iPhone 6. La versione “per grandi mani” non so a cosa possa servire, se non a occupare molto spazio. Troppo grosso per essere comodo come telefonino, troppo piccolo per svolgere bene le funzioni di un tablet tanto quanto un vero tablet. Sicuramente questi phablet hanno un loro mercato, ma il sottoscritto tiene ancora il telefono nella tasca dei jeans, dunque ricerco il giusto compromesso tra usabilità e portabilità. Non vi nascondo che lo schermo del mio iPhone 4 non mi dispiaceva affatto, con i suoi 3.5″ di diagonale: si arrivava bene in ogni punto dello schermo impugnando il device con una mano e in tasca non occupava troppo spazio. Ma io non rappresento la totalità degli acquirenti di questi giocattolini, dunque per avere uno smartphone top di gamma, ad oggi, ti becchi anche il relativo schermo agli steroidi.

Dunque io mi sono procurato un modello iPhone 6 colore “dark grey”.

2. Monitor

Sicuramente è un buon monitor (Retina per la definizione di Apple, nemmeno FullHD, se proprio siete attaccati ai numeri) e la visione (soprattutto delle pagine web) è decisamente facilitata. Il touchscreen capacitivo è, come al solito, a livelli stratosferici, i colori sono i soliti a cui Apple ci ha abituato, belli brillanti. Devono piacere.

3. Batteria

Scrivo questo paragrafo perché molte persone sono interessate a sapere quanto dura la batteria degli smartphone. Lo possiedo da meno di 24 ore, dunque non ho idea di quanto possa durare la batteria, ma è davvero un dato così importate prima dell’acquisto?

Se venissero fatti dei benchmark rigorosi sulla durata della batteria forse sì, altrimenti no. Il modo di utilizzare il telefono varia moltissimo da persona a persona e proprio quel servizio che usa la geolocalizzazione tutto il giorno di cui una persona ha deciso di fare a meno, a differenza del suo vicino di scrivania in ufficio può fare la differenza di parecchie manciate di minuti in termini di durata della batteria.

Inoltre, anche avendo sottomano dei test rigorosi di consumo energetico di uno smartphone, quanto sarebbe facile “scalare” i test fatti sull’utilizzo che noi facciamo del device?

Io so solamente che la batteria del mio iPhone 4, come lo uso io, mi è sempre durata da mattina a sera, tranne in rari casi in cui ho avuto bisogno di utilizzarlo in modo intensivo per compiti particolari. In due anni abbondanti di utilizzo sono arrivato a casa la sera con il telefono completamente scarico (dunque spento) non più di 3 volte.

4. TouchID

Comodissimo! Forse un po’ lento nella risposta, ma sicuramente più veloce dell’inserimento del codice numerico.

Io lo utilizzo per sbloccare il telefono e per fare gli acquisti su iTunes e su App Store. Con iPhone 4 non avevo lo sblocco con il codice perché lo trovavo decisamente lento e noioso. Sicuramente è più efficace il “gesto” che Google ha implementato su Android. Dunque il mio vecchio smartphone si sbloccava semplicemente con lo “slide” e chiunque poteva avere accesso ai miei dati riservati. Ora sono decisamente più protetto.

DISCLAIMER: la biometria non garantisce assoluta sicurezza, come vogliono farci credere. Perché? Semplicemente perché le nostre impronte digitali non si possono modificare. Una volta che un malintenzionato è venuto in possesso dei calchi delle nostre 10 dita, semplicemente non potremo mai più utilizzare sistemi di sicurezza basati sulle impronte digitali. La buona vecchia password è più noiosa da digitare, ma , all’occorrenza, può essere modificata con una totalmente diversa.

5. Cavo Lightning

Apple non si attiene alle normative europee che impongono che il telefono si debba ricaricare tramite microUSB, ma usa questo nuovo cavo diverso, tra l’altro, dal vecchio cavo Dock in uso sul mio vecchio iPhone 4. Quando era uscita la normativa europea si era detto che Apple avrebbe mantenuto il suo connettore proprietario, ma avrebbe inserito nelle confezioni dei prodotti un adattatore a USB per ottemperare ai suoi obblighi. Nella mia confezione non c’è nulla di tutto ciò.

6. Impressioni finali

Si ha l’impressione di essere di fronte a un prodotto sicuramente di altissimo livello. Forse sembra un pelo delicato all’inizio, si sente la necessità di regalargli una custodia per proteggerlo.

Posso dirmi soddisfatto dell’acquisto fatto!

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Commenti e impressioni

Fappening! Ovvero foto di celebrità nude rubate su iCloud

Tra ieri e oggi sul web non si parla di altro: fappening! Cos’è? Nulla di troppo anormale (ahinoi!): pare che qualcuno abbia sfruttato una falla di iCloud per rubare molte foto private di VIP americani, foto che presentavano un po’ di pelle scoperta di troppo per non essere pubblicate su internet.

Ma io non scrivo un blog a caccia di falsi o veri moralismi, né un blog alla ricerca dell’ultimo scandalo (leggete tra le righe: se siete finiti qua cercando le foto delle celebrità vi risparmio il tempo di leggere fino in fondo e vi dico che potete continuare la vostra ricerca altrove), ma vorrei prendere spunto da quanto successo e soprattutto dal polverone generatosi intorno a questo evento per riflettere un momento sulla tecnologia, tema che sta alla base di tutta la vicenda.

Ho letto molti commenti sulla vicenda: c’è chi condanna chi ha trovato e pubblicato le immagini, c’è chi condanna chi le condivide, c’è chi condanna anche chi solo le guarda e c’è chi condanna i VIP che decidono di scattare certe fotografie.

Io chi condanno? Non mi sento di condannare nessuno (a parte chi, come sicuramente succederà a breve, sfrutterà la faccenda per sparpagliare malware in giro per il web), piuttosto torno a incolpare la fragilità di quella che su questo blog ho battezzato educazione informatica.

I dispositivi che abbiamo nelle nostre tasche tutti i giorni sono sempre più complessi e, anche dietro alla loro faccia di semplicità e praticità, nascondono una tecnologia che solamente i veri esperti riescono a domare con facilità.

Pare che molte delle foto rubate in questa occasione (non è il primo caso del genere) siano state ottenute non bucando l’account iCloud delle vittime, ma bensì recuperandole dai backup automatici sul cloud che si possono attivare oppure no a scelta dell’utente.

Proprio qui sta l’inghippo: se anche io non decido di caricare le mie foto private su iCloud se ho attivato al momento della prima configurazione del mio smartphone il backup automatico prima o poi quelle foto andranno a finire sulla nuvola.

Possiamo dare la colpa a chi il servizio lo fornisce? Non credo, perché se una falla software può sempre essere presente (errare è umano) in ogni caso i dati storati sul cloud sono accessibili sempre a comunque a (nella migliore delle ipotesi) una persona: chi quei server li gestisce. Se sul serio non volete che nessuno veda le vostre foto sicuramente non dovete caricarle su internet, oppure mandarle a qualcuno utilizzando il web in generale. Anche se inviate la fotografia via email quel file farà il giro di una decina di server amministrati da una decina di persone differenti e ne rimane una copia sia sul server della vostra casella email come posta inviata che su quella del destinatario, nella posta in arrivo. Anche cancellando i messaggi non possiamo essere sicuri al 100% che il file sarà cancellato dai server oppure che, nel frattempo, l’amministratore del server non abbia fatto una copia personale, oppure non sia stato effettuato un backup automatico del server su nastro.

Dunque: come fare in modo che questi inconvenienti non capitino più? Beh, il consiglio di non fotografarvi nudi se non volete che qualcuno veda delle vostre foto come mamma vi ha fatti è fin troppo banale. Informarvi su come i vostri dispositivi funzionano è un inizio: oltre alle foto scandalose o meno sui vari server delle aziende che forniscono questo tipo di servizi ci sono moltissime informazioni a partire dai dati GPS del telefonino fino ad arrivare alla vostra rubrica telefonica. Controllate le impostazioni del vostro smartphone o del vostro tablet e chiedetevi se attivare o meno una funzione possa dare accesso a qualcuno a qualche vostro dato (sensibile o meno).

Utilizzate questi strumenti perché vi aiutino nella vostra vita, non abusatene e, soprattutto, non crogiolatevi sugli allori: i malintenzionati esistono in giro per il mondo: uscireste mai da casa vostra lasciando al porta aperta? No, ma non perché ci siano più ladri per strada che di fronte a un computer dall’altra parte del mondo, semplicemente perché qualcuno, magari quando eravate bambini, vi ha insegnato che per strada ci sono i ladri. Ora prendete coscienza che i ladri esistono anche su internet!

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Linux e Android, OS X e iOS

Whatsapp e` stata comprata da Facebook: tempo di migrazione?

E` di qualche giorno fa la notizia che Mark Zuckerberg ha acquistato Whatsapp per 19 miliardi di dollari americani. Insomma, Facebook ha comprato Whatsapp dopo aver fagocitato Instagram. Cosa comporta questa acquisizione dal punto di vista della privacy e` possibile leggerlo in due articoli molto ben scritti dal sempre ottimo Paolo Attivissimo qui e qui. Io ho un mio personale punto di vista sulla faccenda, ma non e` l’argomento di questo articolo.

Io sono sempre stato “contro” Whatsapp, anche se ne sono utente “per forza” perche` installare (pagando) l’app e` molto piu` semplice che evangelizzare orde e orde di contatti. Sta di fatto che uso quel sistema di comunicazione molto di rado, solamente quando strettamente necessario.

I miei dubbi si fondano sul fatto che Whatsapp ha ben documentati problemi di sicurezza mai ufficialmente risolti, inoltre l’app e` (almeno la versione per iOS) lenta. Non inusabile, ma decisamente piu` lenta che altre messaggistiche. Inoltre vibra troppo. Ora starete sorridendo: ma perche` il mio telefono deve vibrare al momento della notifica della ricezione del messaggio e anche nel momento della sua effettiva visualizzazione facendomi credere che sia capitato qualcos’altro (mail, altro messaggio, ecc…)?

Dunque voglio proporvi qualche app decisamente piu` fruibile e totalmente gratuita. Inoltre io ho un particolare debole per i client per pc: passo molto tempo di fronte al computer e non dover staccare mani e occhi dallo schermo per rispondere ai messaggi e` decisamente comodo. Il fatto che Whatsapp abbia avuto cosi` tanto successo senza possedere un client pc e` un indicatore di quanto la “gente comune” abbia davvero bisogno di un computer. Ma questi sono altri discorsi.

Google Hangouts

Perfettamente integrata nell’ecosistema Google dunque perfetta per gli utenti Android, ma scommetto che anche chi possiede un iPhone ha un account Google. Peccato che anche quest’app sia decisamente un mattone, soprattutto per gli smartphone piu` vecchi, ma se ne esistono di decisamente piu` veloci non vedo perche` i signori di Google non debbano ottimizzare. Almeno un pochettino. Ovviamente esistono piu` soluzione per utilizzare Hangouts dal pc

Voto: 6.5

Viber

App di messaggistica totalmente gratuita e permette anche le chiamate. Ha un client per pc ufficiale per Windows, Mac e Linux che funziona anch’esso molto bene. L’app e` molto snella e ben fruibile.

Voto: 8.5

Telegram

Telegram aveva 200000 utenti prima che Facebook acquistasse Whatsapp. Nel giorno dell’acquisto sono stati attivati 500000 nuovi account. Una migrazione di massa? Presto per dirlo, ma ho testato questo servizio e l’app e` decisamente la migliore tra tutte quelle citate fin qua, in piu` e` completamente grauita e OpenSource. Permette chat “private” che possono essere distrutte a comando oppure dopo un tempo prestabilito che (almeno secondo quanto assicurano gli sviluppatori dell’app) non lasciano traccia sui loro server. Anche in questo caso e` presente un client web per tutte le piattaforme e anche un’app per Google Chrome. Mancano le chiamate.

Voto: 8

Migriamo?

Vi ho convinti? Direi che vi ho dato qualche buon motivo per aiutarmi nella campagna di liberazione degli utenti da Whatsapp. Installate e provate una delle precedenti (o tutte e tre se ve la sentite) e ditemi cosa ne pensate nei commenti qua sotto. Personalmente mi piace molto Telegram sia come interfaccia che come frubilita` del servizio (leggi: app molto snella e veloce), peccato che manchino le chiamate che ogni tanto fanno comodo.

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OS X e iOS

Eseguire azioni in automatico su OSX: usare Launchd

Quante volte vi siete trovati a desiderare che il vostro computer eseguisse certe azioni in automatico, senza che voi non dobbiate preoccuparvi di nulla? Insomma, il nostro pc fa tantissima roba senza che noi ce ne accorgiamo, perché in mezzo a questa roba non possiamo metterci anche qualcosa che faccia comodo a noi?

Se usate Windows

Potete cambiare sistema operativo, dopodiché continuare a leggere questo articolo. Penso ci sia un metodo per automatizzare le cose anche nel sistema operativo di Microsoft, ma cambiando sistema avrete mille altri vantaggi, mi ringrazierete!

Se usate Linux

Ci viene fornito lo strumento cron. Di cui non parlerò in questo articolo (magari in uno dei prossimi, chi lo sa?) perché non l’ho mai usato, ma se cercate con Google troverete un sacco di materiale a riguardo.

Se usate OSX

Anche OSX ci fornisce cron, come se fossimo su Linux. Ma ho detto che in questo articolo non parlerà di cron e non mi sono mai occupato di altri sistemi operativi che non ho ancora citato, dunque dove sta l’inghippo?

Apple ci fornisce uno strumento un po’ meno immediato di cron, ma altrettanto utile per schedulare azioni nel nostro sistema operativo: di chiama Launchd e io vi spiegherò come cominciare a usarlo.

Condizioni iniziali

Io vi farò un esempio particolare per spiegarvi l’uso di questo strumento, poi sarete voi a dovervi inventare un utilizzo che sia intelligente per voi, eventualmente cercando altre funzioni di Launchd che io non ho trattato in questo articolo per pigrizia o perché non le ho cercate/trovate, probabilmente perché non mi servono oppure di nuovo per pigrizia.

Nello scorso articolo vi ho raccontato che ho scritto uno script bash per effettuare il backup che utilizzo per effettuare il backup di un disco esterno. Mi piacerebbe adesso che questo script venisse eseguito in automatico a intervalli regolari, in modo che io non mi debba interessare più di tanto alla faccenda e non debba lanciare lo script a mano.

Dunque abbiamo uno script bash, la volontà di eseguirlo in automatico a intervalli regolari e uno strumento per farlo. Una volta imparato a usare lo strumento dovremmo essere a posto, no?

Il file .plist

Per prima cosa dobbiamo scrivere un file con estensione .plist. Questo file conterrà le informazioni da dare a Launchd, per esempio qual è lo script che vogliamo eseguire e quanto spesso. Il nome di questo file di solito somiglia a un URL web scritto al contrario. Il nome del mio somiglia a it.nomeHost.smartBackup.plist; io non so se questa cosa sia una regola da seguire assolutamente, immagino di no, ma ho visto che tutti utilizzano questo metodo dunque immagino ci sia un motivo, fosse anche solo il sentirsi fighi per chiamare i files come gli sviluppatori veri. Vi incollo il file che ho utilizzato io che poi potete copiare e modificare a vostro piacimento (dopo lo commenteremo assieme).

<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<!DOCTYPE plist PUBLIC "-//Apple Computer//DTD PLIST 1.0//EN" \
"http://www.apple.com/DTDs/PropertyList-1.0.dtd">
<plist version="1.0">

<dict>
<!-- Contains a unique string that identifies your daemon to launched. This key is required. -->
<key>Label</key>
<string>it.hostname.smartBackup</string>
<!-- Contains the arguments [to exec()] used to launch your daemon. This key is required.  -->
<key>ProgramArguments</key>
<array>
<string>/bin/bash</string>
<string>/Users/username/bin/smartBackup.sh</string>
</array>
<!-- This optional key specifies the user to run the job as. This key is only applicable when launchd is running as root. -->
<!-- <key>UserName</key>
<string>username</string> -->
<!-- When to run -->
<!-- <key>StartInterval</key>
<integer>43200</integer> -->
<key>StartCalendarInterval</key>

<dict>
<key>Minute</key>
<integer>05</integer>
<key>Hour</key>
<integer>20</integer>
</dict>
</dict>
</plist>

Secondo me questo linguaggio somiglia molto all’XML se proprio non è lui (non conosco l’XML dunque non mi azzardo a dire che non sia un qualcosa di strano che ci somiglia molto). Dunque possiamo dire che se conoscete l’XML siete avvantaggiati, se non lo conoscete ma decidete di leggere queste poche righe di codice vedrete che non è così difficile capire dove stiamo andando a parare.

Ora commentiamo le diverse sezioni del file.

Dopo un po’ di header che lasciamo perdere c’è la label dove possiamo scrivere il nome del nostro servizio. Dopodiché dobbiamo inserire il percorso dove Launchd deve andarsi a prendere lo script da eseguire. Usiamo il percorso assoluto, dopo vedremo il perché.

Dopo aver scritto il cosa è il momento di scrivere il quando. Nella sezione StartCalendarInterval possiamo inserire l’ora e il minuto in cui vogliamo che ogni giorno sia eseguito il nostro script. Per altre opzioni vedere le varie guide reperibili online. Come per esempio QUESTA.

Fatto tutto ciò salviamo il nostro file e chiudiamo l’editor. Il più è fatto.

Far eseguire le azioni

Perché il sistema operativo esegua queste nostre istruzioni dobbiamo copiare questo file .plist in una specifica cartella. In realtà le cartelle sono due e sono:

$HOME/Library/LaunchAgents/

oppure

/Library/LaunchAgents

questo perché possiamo decidere se eseguire l’azione solo quando è loggato il nostro utente oppure se eseguirlo per tutti gli utenti del sistema.

A questo punto basterà un reboot del sistema per avere il nostro servizio attivo! Buon divertimento e lasciatemi nei commenti l’azione che avete automatizzato usando questa mia guida perché le possibilità di utilizzo di questo servizio hanno i limiti solamente della nostra fantasia!

Perché Launchd e non cron?

Un’ultima nota: all’inizio dell’articolo ho detto che anche OSX ci mette a disposizione cron, dunque perché utilizzare qualcosa d’altro? Me lo sono chiesto anche io e cercando in rete pare che Launchd sia progettato per eseguire le azioni programmate anche quando il Mac è in stato di sleep (non so se corrisponda allo stato di stop, ma credo di no) e inoltre se il computer è spento al momento di eseguire l’azione questa viene eseguita nonappena il computer viene acceso. Detto ciò vedete voi se utilizzare Launchd che funziona solamente sui sistemi Apple oppure se imparare a usare cron in modo da fare il lavoro una volta sola per quando utilizzerete Linux (sempre che già non lo facciate).

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Linux e Android, OS X e iOS, Progetti e iniziative

Usare uno script bash per un backup intelligente

Sotto Natale di fanno acquisti. Io ho acquistato un nuovo disco esterno per fare il backup dei miei dati (se ci tenete a saperlo un WD MyBook da 2Tb, bellissimo anche a vedersi). Su questo disco faccio il backup sia del mio portatile (che è un MacBookPro, dunque gestisco il backup con TimeMachine, una delle invenzioni più riuscite di tutta la storia di Apple), sia del disco esterno che utilizzo come magazzino per i dati ad accesso infrequente (documenti da tenere nell’archivio virtuale, ma che probabilmente non serviranno mai più), oppure i file originali delle fotografie che scatto (che essendo file RAW occupano un sacco di spazio); insomma, uso il mio disco esterno come una persona normale ed è bene che questo disco abbia un backup.

Per eseguire il backup di questo disco ho scritto uno script bash (che prende più che ampiamente spunto da questo) da far girare all’occorrenza (eventualmente in automatico) in modo che effettui una sincronizzazione dei dati tra i due dischi.

Per farlo funzionare a dovere bisognerà scrivere i percorsi dei dischi di cui effettuare il backup e di quello che ospiterà il backup (per esempio, su un sistema OSX di solito è /Volumes/nomeDelDisco/), inserire la lista delle cartelle presenti sul disco di cui effettuare il backup (per esempio, Musica, Immagini, ecc…) e dopodiché basterà lanciare lo script.

Per dare il permesso di esecuzione allo script digitate il comando:

chmod u+rx nomeScript.sh

dopodiché potrete lanciarlo così:

./nomeScript.sh

Lo script gestisce anche il restore dei dati basterà lanciarlo dandogli come argomento la parola restore. Esempio:

./nomeScript.sh restore

Ovviamente inserendo i percorsi corretti funziona non solo per backuppare dischi esterni, ma per fare il backup di qualsiasi directory presente sul vostro computer!

Ah, un’ultima cosa, forse la più importante: lo script potete scaricarlo da QUA. Una sola raccomandazione: lo script sincronizza le cartelle dunque se cancellate qualcosa per errore sul disco “sorgente” verrà eliminato anche sul disco di backup. Eliminare questo comportamento non è affatto complicato, ma vi invito a leggere il manuale di rsync (che è il programma su cui si basa lo script per fare il suo lavoro) per scoprire come fare modificando (di pochissimo) il codice dello script.

Buon divertimento e non dimenticate di fare il backup dei vostri dati! Sempre!

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News, OS X e iOS

Evento Apple Settembre 2013 – il vero annuncio!

Apple_logoVoglio parlarvi, come capita spesso nell’ultimo periodo, dell’evento Apple dello scorso 10 settembre, anche se con un po’ di ritardo (ho avuto tempo di guardarlo solamente l’altro giorno).

Tutto ciò che era da annunciarsi è stato annunciato. iPhone 5S (che ci prende le impronte digitali) , iPhone 5C (low cost, anzi, coloratissimo!), la data del rilascio al pubblico di iOS7 e, sostanzialmente, nient’altro.

Ma a me piace sempre andare a guardare dietro gli angoli e questa volta, come circa un anno fa, ho trovato un aspetto del keynote che ai più è sfuggito, ma che rappresenta una svolta (quasi) epocale e, soprattutto, non era trapelata dalle indiscrezioni (che io comincio a pensare siano pilotate dall’interno, ma tant’è: è sempre divertente passare il tempo con i rumors).

iPhone 5S avrà un processore ARM a 64 bit e, soprattutto, avrà un coprocessore dedicato all’analisi dei movimenti dell’apparecchio. Tutto ciò cambierà da domani la vita degli sviluppatori di app e porterà numerosi vantaggi agli utenti appena gli sviluppatori avranno imparato bene a gestire la faccenda, soprattutto quella del coprocessore.

Io ve l’ho buttata lì, voi pensateci.

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