Curiosità e amenità, OS X e iOS

Cavo Lightning Apple: l’USB si incastra facilmente! Come sbloccarla senza rompere niente

Ah, il cavo Lightning! Cos’è? Il cavo con cui i nuovi dispositivi Apple (dall’iPhone 5 in poi) si interfacciano con Mac, PC e caricabatterie vari ed eventuali. Questo cavo presenta il connettore Lightning a un’estremità e un USB maschio all’altra, in modo da poterlo inserire dove meglio crediamo. Ma davvero è possibile inserirlo in ogni ingresso USB? La risposta è NI.

lightning_Cable-570x361

Dopo aver inserito il mio cavo nelle porte USB del mio Mac, dell’adattatore a muro originale e di due hub USB diversi (uno molto vecchio e uno molto recente) ho deciso di inserirlo su un portatile non Apple. E qui mi sono accorto del fattaccio: il cavo non si riusciva più a scollegare. Cercando su Google **USB incastrata** i primi risultati portano ad articoli proprio sul cavo Lightning che pare essere particolarmente prono a questo problema in virtù del fatto di avere i blocchi per tenere il cavo in sede (guardate la foto qui sopra: sono quei buchi quadrati) un pochino non standard.

Cercando la soluzione al problema l’unica soluzione trovata è stata quella di tirare con tutta la forza possibile finché non si spacca o il cavo o la porta USB (cercate le immagini dei danni con Google: ci sono persone che devono essere davvero forzute!), dopodiché recarsi in un negozio Apple e chiedere conto dei danni (per fortuna Apple riconosce abbastanza sempre danni di questo tipo sostituendo il cavo, non so come si possa comportare nel caso che il danno sia  dalla parte del dispositivo in cui è stata inserita l’USB).

Ovviamente non volevo né rovinare il cavo, né rovinare il computer, allora ho studiato attentamente l’altissima tecnologia di blocco dei connettori USB notando che di questi “buchi di blocco” (termine altamente tecnico) ce ne sono due per ogni faccia lunga del connettore. I “buchi di blocco” servono a fare in modo che l’USB non sia così facile da scollegare, in questo caso fanno fin troppo bene il loro lavoro.

Come ho risolto? Tagliando due pezzi di cartoncino (non troppo spesso, un segnalibro è ottimo) della larghezza della porta USB, facendoli scorrere all’interno, in modo da sbloccare i gancetti che si innestano nei “buchi di blocco” e dopodiché sfilando il mio cavo.

Sperando che questo articolo possa salvare qualche cavo e qualche porta USB, vi porgo i miei migliori auguri di passare un sereno 2015, sempre in compagnia di questo blog!

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Commenti e impressioni, OS X e iOS

iPhone 6 primo contatto / recensione

Chi mi segue sui social ieri nel tardo pomeriggio avrà sicuramente notato questo tweet:

in cui annuncio che mi ero accaparrato un nuovissimo, fiammante iPhone 6.

Il salto generazionale è stato importante: fino a ieri mattina utilizzavo un vecchiotto, ma ancora molto valido, iPhone 4 dunque passerò oltre i confronti di prestazioni o di hardware che, forse, avrebbero un senso se fatti con un device più vicino temporalmente a quello oggetto di questo articoletto. Se volete sapere se vale la pena passare dalla quarta alla sesta incarnazione dello smartphone made in Cupertino vi dico di sì, non fosse altro per la possibilità di utilizzare l’ultima versione di iOS (iOS 8 e successive patch, siamo alla 8.1.1 nel momento in cui sto scrivendo), visto che l’iPhone 4 è appena uscito dal supporto software e dunque non si potrà mai andare oltre a iOS 7 (in questo momento siamo arrivati alla patch 7.1.2 per gli amanti dei numeretti).

Un’altra cosa su cui sorvolerò saranno le specifiche tecniche: le potete trovare ovunque.

1. iPhone 6 o iPhone 6 Plus?

Io dico decisamente iPhone 6. La versione “per grandi mani” non so a cosa possa servire, se non a occupare molto spazio. Troppo grosso per essere comodo come telefonino, troppo piccolo per svolgere bene le funzioni di un tablet tanto quanto un vero tablet. Sicuramente questi phablet hanno un loro mercato, ma il sottoscritto tiene ancora il telefono nella tasca dei jeans, dunque ricerco il giusto compromesso tra usabilità e portabilità. Non vi nascondo che lo schermo del mio iPhone 4 non mi dispiaceva affatto, con i suoi 3.5″ di diagonale: si arrivava bene in ogni punto dello schermo impugnando il device con una mano e in tasca non occupava troppo spazio. Ma io non rappresento la totalità degli acquirenti di questi giocattolini, dunque per avere uno smartphone top di gamma, ad oggi, ti becchi anche il relativo schermo agli steroidi.

Dunque io mi sono procurato un modello iPhone 6 colore “dark grey”.

2. Monitor

Sicuramente è un buon monitor (Retina per la definizione di Apple, nemmeno FullHD, se proprio siete attaccati ai numeri) e la visione (soprattutto delle pagine web) è decisamente facilitata. Il touchscreen capacitivo è, come al solito, a livelli stratosferici, i colori sono i soliti a cui Apple ci ha abituato, belli brillanti. Devono piacere.

3. Batteria

Scrivo questo paragrafo perché molte persone sono interessate a sapere quanto dura la batteria degli smartphone. Lo possiedo da meno di 24 ore, dunque non ho idea di quanto possa durare la batteria, ma è davvero un dato così importate prima dell’acquisto?

Se venissero fatti dei benchmark rigorosi sulla durata della batteria forse sì, altrimenti no. Il modo di utilizzare il telefono varia moltissimo da persona a persona e proprio quel servizio che usa la geolocalizzazione tutto il giorno di cui una persona ha deciso di fare a meno, a differenza del suo vicino di scrivania in ufficio può fare la differenza di parecchie manciate di minuti in termini di durata della batteria.

Inoltre, anche avendo sottomano dei test rigorosi di consumo energetico di uno smartphone, quanto sarebbe facile “scalare” i test fatti sull’utilizzo che noi facciamo del device?

Io so solamente che la batteria del mio iPhone 4, come lo uso io, mi è sempre durata da mattina a sera, tranne in rari casi in cui ho avuto bisogno di utilizzarlo in modo intensivo per compiti particolari. In due anni abbondanti di utilizzo sono arrivato a casa la sera con il telefono completamente scarico (dunque spento) non più di 3 volte.

4. TouchID

Comodissimo! Forse un po’ lento nella risposta, ma sicuramente più veloce dell’inserimento del codice numerico.

Io lo utilizzo per sbloccare il telefono e per fare gli acquisti su iTunes e su App Store. Con iPhone 4 non avevo lo sblocco con il codice perché lo trovavo decisamente lento e noioso. Sicuramente è più efficace il “gesto” che Google ha implementato su Android. Dunque il mio vecchio smartphone si sbloccava semplicemente con lo “slide” e chiunque poteva avere accesso ai miei dati riservati. Ora sono decisamente più protetto.

DISCLAIMER: la biometria non garantisce assoluta sicurezza, come vogliono farci credere. Perché? Semplicemente perché le nostre impronte digitali non si possono modificare. Una volta che un malintenzionato è venuto in possesso dei calchi delle nostre 10 dita, semplicemente non potremo mai più utilizzare sistemi di sicurezza basati sulle impronte digitali. La buona vecchia password è più noiosa da digitare, ma , all’occorrenza, può essere modificata con una totalmente diversa.

5. Cavo Lightning

Apple non si attiene alle normative europee che impongono che il telefono si debba ricaricare tramite microUSB, ma usa questo nuovo cavo diverso, tra l’altro, dal vecchio cavo Dock in uso sul mio vecchio iPhone 4. Quando era uscita la normativa europea si era detto che Apple avrebbe mantenuto il suo connettore proprietario, ma avrebbe inserito nelle confezioni dei prodotti un adattatore a USB per ottemperare ai suoi obblighi. Nella mia confezione non c’è nulla di tutto ciò.

6. Impressioni finali

Si ha l’impressione di essere di fronte a un prodotto sicuramente di altissimo livello. Forse sembra un pelo delicato all’inizio, si sente la necessità di regalargli una custodia per proteggerlo.

Posso dirmi soddisfatto dell’acquisto fatto!

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OS X e iOS

Systemstats: grande consumo di CPU su OSX

Da un po’ di tempo mi sono accorto che il mio MacBook Pro aveva cominciato a scaldarsi e, di conseguenza, a far partire le ventole all’impazzata senza motivo. Questo comportamento è naturale quando il carico della CPU è molto intenso, ma spesso succedeva anche quando il pc stava facendo sostanzialmente nulla.

Ovviamente una spiegazione c’è sempre e mi sono messo a indagare.

Quando capitano queste cose, a meno che il notebook non sia molto nuovo, uno pensa che ci sia bisogno di una pulizia interna per eliminare l’accumulo di polvere che ostruisce le vie d’areazione e dunque lo smaltimento del calore. Vero, ma a volte la spiegazione è molto più subdola.

In questo caso il laptop sembava “lavorare” anche quando non stava lavorando, ma in realtà sembrava non lavorare quando in realtà stava lavorando.

Monitorando i processi attivi durante le “scampagnate” delle mie ventole ho notato che c’era sempre una costante, un bel processo chiamato systemstats.

Prima di tutto l’ho killato per verificare la faccenda e, guarda caso, il mio pc si è subito raffreddato e le ventole hanno smesso di sventolare e poi mi sono informato sul da farsi.

Purtroppo gli utenti Apple somigliano molto a quelli di Ubuntu nel senso che trovano le “soluzioni” senza pensare alle possibili conseguenze.

Cercando possibili soluzioni al problema ho subito scoperto che questo processo è un demone di sistema (ok, l’utente proprietario del processo era root, nulla di sconvolgente) che, una volta partito, parrebbe cominciare a fare un sacco di roba, facendo esplodere la propria richiesta di risorse di sistema. Un bel problema da risolvere per gli sviluppatori Apple.

Ma cosa fa questo simpaticissimo demone? L’unica cosa che sono sicuro che faccia è dare l’informazione sul consumo di energia da parte delle applicazioni, se cliccate sull’icona della batteria nella vostra barra vi dovrebbe comparire una cosa del genere:

Schermata 2014-04-20 alle 08.50.08

altre informazioni sui compiti svolti da questo demone non ne ho trovati. Ah, ovviamente se lo killate a mano e poi cliccate sulla batteria lui si riavvia e, se tenete aperta una finestra del monitoraggio dei processi noterete subito una cosa del genere:

Schermata 2014-04-20 alle 08.48.11

cinque thread attivati in pochi secondi di attività.

Ricapitolando: io non mi fido ad adoperare le soluzioni proposte su internet (c’è chi rinomina i file dei demoni in modo che il sistema non li trovi più per farli partire, c’è chi si limita a disattivare il demone, c’è chi addirittura cancella tutti i file relativi al servizio!) perché non so esattamente questo servizio cosa faccia.

La soluzione che propongo io? Se vi da fastidio il consumo di risorse da parte di questo demone killatelo usando il monitoraggio attività e riavviatelo cliccando sulla batteria, facendo così ora è da un po’ di tempo che non mi crea problemi, sperando di non doverlo uccidere troppo spesso altrimenti bisogna pensare a una soluzione alternativa.

Ovviamente speriamo che Apple risolva la cosa il più presto possibile.

N.B.: ovviamente gli utenti di laptop da 13″ soffriranno di più la cosa rispetto a chi utilizza MacBook più grossi, che dissipano meglio il calore. Ciò non toglie che ho letto lamentele per la situazione anche da utenti di MacBook da 17″!!!

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Fisica e scienza, Linux e Android, OS X e iOS

Crittografia a chiave pubblica per le email: io mi sono deciso a usarla. E voi cosa aspettate?

Il titolo di questo post può sembrare aggressivo. Lo è. Perché in molti si lamentano che su internet si viene spiati, ma se “crittografia a chiave pubblica” è un nome che può sembrare difficile, ci sono strumenti software che gestiscono la faccenda al posto nostro. Noi dobbiamo solamente preoccuparci di capire come funzionano le cose o, in realtà, cosa dobbiamo fare per farle funzionare.

In realtà non dobbiamo fare molto, solo installare un software sul nostro computer e cominciare a usare la crittografia per mandare i nostri messaggi mail. Ci spiega come fare il sempre ottimo Paolo Attivissimo con 4 articoli che trovate qua: 1, 2, 3, 4.

Io da oggi firmerò la maggior parte dei miei messaggi. Potete trovare la chiave pubblica per verificare la mia firma sui server delle chiavi oppure a questo link oppure incollata qua sotto.

Buon divertimento e non fatevi spiare!

-----BEGIN PGP PUBLIC KEY BLOCK-----
Version: GnuPG/MacGPG2 v2.0.22 (Darwin)
Comment: GPGTools - https://gpgtools.org


mQENBFMkAV0BCAC7TJ2mYfW8t7KN07rfPPfOO3EjIa50YsOmiDxggy7Q8GOu0kLA
DMks4sjkbbnlrUgj3bs1kI5PCofXN+ykcV0pCKIM+Lz24MTFKiRdwg9jEMWu3jFW
7OREJpCk3n69rJGG63IgKkpH4hjbDk1N89MGCYqlUy3n3uvb6VTqvV+PpS/hlvGf
+bm2w+fsMuu8zpX45Cd9tr6o7M3aWA6bmTUrQDaT85vQ2aQcyLpRis66BjC4mU9J
4IWfZxIF0yM4IFFkI1UzZqWESZEMzpEQoLTrR+n/6MEaYRV2MfiooBpZf/YF1hYE
lAxHqbbovrc5VT1QapQIb/Au4ybHCndJVak1ABEBAAG0KVNpbW9uZSBDYXBvZGlj
YXNhIDxzaW1vbmUuY2Fwb0BnbWFpbC5jb20+iQFABBMBCgAqAhsDBQkHhh+ABQsJ
CAcDBRUKCQgLBRYCAwEAAh4BAheABQJTJAPjAhkBAAoJELPl5SHsYv7mO7IH/juN
OsvAdjR7z4Yx73bOgvUK7RPSF7Wnpna2vjxjAiCSA1a9FQzNC70alqlAy7yvLawD
UinUWYxTv7VEPcr7ufo2cpmNEGeAmrOcyx8cNUlZ21hgAVQWw7wdWVKRFQBqf/QM
m0yY6SjiJL5lU9mvUPjcUVv85jw/e0DERn6ZUb1DfDG0HfcDRkgZdHktGQmyOQj0
ZhSF5UVjNWXtHl10Iww3sD0dkyb4JCePVErfNlzLBh5b5r4f8KxNnwzmjq3rEIrT
2OfLDCkLln63fVNYeQ/J1biLMcHI2F+TKz8DHd78KArQxH4H5KmBFAOKD/D0k+Fz
obuHrkUzxzyFj+M01Ty0MVNpbW9uZSBDYXBvZGljYXNhIDxjYXBvZGljYUBzdHVk
ZW50aS5waC51bml0by5pdD6JAT0EEwEKACcFAlMkA88CGwMFCQeGH4AFCwkIBwMF
FQoJCAsFFgIDAQACHgECF4AACgkQs+XlIexi/uYj2gf8DYWYD0YvXK5Jvl2MqtC+
Eb+248nXtmswOxnvLJVeEwmK6kDy6+NZ9Xyd4Z6S4+yjTsBMqBqB/2CyUiT17DU0
/fr2DonYCLI26pdOEmHs3bTvwo7C1K/nlVK+xbnVvXFN85wy2LTDFniwUGiG9fdC
FNVujaWsQGEntnzzVuevlCQaKhcTUkwN02FHQnW2IgecipHleSewoOqXjEe0aDgo
aadjZ0A0FWSjScbeg+igTGCddxc+ozHk5xNxSZvFPUiieCnHX6nKEo7yi6SXs6XR
dlNTjFRwAuLNQvP55hVSrOasfvUK8TTiRMgYlnaSYgVAvY7ogJlrIidNE30Nji1s
6LQsU2ltb25lIENhcG9kaWNhc2EgPDMyMTI4MkBzdHVkZW50aS51bml0by5pdD6J
ATwEEwEKACcFAlMkA8gCGwMFCQeGH4AFCwkIBwMFFQoJCAsFFgIDAQACHgECF4AA
CgkQs+XlIexi/uZu3gf3Voa2zg1Bd28nbn+U7mkH98ufms0Y2jXc+dQ5C9W0FiPb
Fh6W4qPzxK7Cbb2H8sqaUPWujXUUbU7fCjF1anK3GizsRY+1bfe6cvxsDX2Mylr/
Wf7Sidr5jo+Kjx3kgu9xEMWuKCDdrqHRe3dK+jzP5cf9K9bLTa+F0ADfDpLPlJ9W
ubnzxGIlFEtAyr6I9UYjiBrx6kcoYR/DADlSpOTJMq+kiW1pkCEvdZ8M+GPYIuBh
A3Fp+UEPavbMBe7BqhuzLLiXIK4GTO0gqxh7Z+d6rEOchUeXXuE9G52rNLUSjUoV
GAhvmSc8801GwiSAYVpKhW9lCrMxuIZEEWTXOIN6uQENBFMkAV0BCAClONUwZegV
HvbF/GJ/3i2x6RHXtlJf+B8Y+atva0Qw8tTC//wWa2zie8lNXfkWJGEbB4EZSvHI
85KZNXVvPXsb8j45OcaXJpJp72LMmFxiOumqDlLRg9crC3z4Lbrwuev9hWghqMfY
cFUvH5TNDbNQkUCn+ktpGzYYjO30xXZJ0WXEfGUqStUwsISsbW6hVQ6f4S0y7u4i
BHkVNMPzezpYYQ+2j01MSq6FUR9u6HxbLAkzsvSWkQ+r4ePy+bZDYLvJvs9lPyFi
U9WiusJfXDy0tDuN4fGtNVKfpJMqrnVcodNbxlgkwBPAknRp1v8IqD/NbLc8Ycn9
ZLev2nLyK2QxABEBAAGJASUEGAEKAA8FAlMkAV0CGwwFCQeGH4AACgkQs+XlIexi
/uaR0gf/RGTMvgAZMGhXuEduhdF1P+onb6i2qvEPyd1bqw7VXAgxdFgqmec4x/+l
6qz1Pasr/boKDaluSIgI5gJQ1RjZAL21BJXfxOx/1gsEx4F5M31rZ4R8vTnkcriL
tYuQB8VOhrv9du8nSXk+5PbibzTvO0cOcutg2uyFJswum1AF3p+gbKpssbP5lVIT
zGSGL8OmMggg2t4eEz2q5XigF2axsP0D+ey541ewm+LQg60hDotR4/BZKnHh1Oxg
fObGRVqJqYa/nEauSOuLEaaXpPCxwoay3MsiSzzCwSxkEIDPd3gyVCaGH1wKFnUZ
dt0jt4UZfcK/Dc57kyxIkwl2KX7mcw==
=byH6
-----END PGP PUBLIC KEY BLOCK-----

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Linux e Android, OS X e iOS

Whatsapp e` stata comprata da Facebook: tempo di migrazione?

E` di qualche giorno fa la notizia che Mark Zuckerberg ha acquistato Whatsapp per 19 miliardi di dollari americani. Insomma, Facebook ha comprato Whatsapp dopo aver fagocitato Instagram. Cosa comporta questa acquisizione dal punto di vista della privacy e` possibile leggerlo in due articoli molto ben scritti dal sempre ottimo Paolo Attivissimo qui e qui. Io ho un mio personale punto di vista sulla faccenda, ma non e` l’argomento di questo articolo.

Io sono sempre stato “contro” Whatsapp, anche se ne sono utente “per forza” perche` installare (pagando) l’app e` molto piu` semplice che evangelizzare orde e orde di contatti. Sta di fatto che uso quel sistema di comunicazione molto di rado, solamente quando strettamente necessario.

I miei dubbi si fondano sul fatto che Whatsapp ha ben documentati problemi di sicurezza mai ufficialmente risolti, inoltre l’app e` (almeno la versione per iOS) lenta. Non inusabile, ma decisamente piu` lenta che altre messaggistiche. Inoltre vibra troppo. Ora starete sorridendo: ma perche` il mio telefono deve vibrare al momento della notifica della ricezione del messaggio e anche nel momento della sua effettiva visualizzazione facendomi credere che sia capitato qualcos’altro (mail, altro messaggio, ecc…)?

Dunque voglio proporvi qualche app decisamente piu` fruibile e totalmente gratuita. Inoltre io ho un particolare debole per i client per pc: passo molto tempo di fronte al computer e non dover staccare mani e occhi dallo schermo per rispondere ai messaggi e` decisamente comodo. Il fatto che Whatsapp abbia avuto cosi` tanto successo senza possedere un client pc e` un indicatore di quanto la “gente comune” abbia davvero bisogno di un computer. Ma questi sono altri discorsi.

Google Hangouts

Perfettamente integrata nell’ecosistema Google dunque perfetta per gli utenti Android, ma scommetto che anche chi possiede un iPhone ha un account Google. Peccato che anche quest’app sia decisamente un mattone, soprattutto per gli smartphone piu` vecchi, ma se ne esistono di decisamente piu` veloci non vedo perche` i signori di Google non debbano ottimizzare. Almeno un pochettino. Ovviamente esistono piu` soluzione per utilizzare Hangouts dal pc

Voto: 6.5

Viber

App di messaggistica totalmente gratuita e permette anche le chiamate. Ha un client per pc ufficiale per Windows, Mac e Linux che funziona anch’esso molto bene. L’app e` molto snella e ben fruibile.

Voto: 8.5

Telegram

Telegram aveva 200000 utenti prima che Facebook acquistasse Whatsapp. Nel giorno dell’acquisto sono stati attivati 500000 nuovi account. Una migrazione di massa? Presto per dirlo, ma ho testato questo servizio e l’app e` decisamente la migliore tra tutte quelle citate fin qua, in piu` e` completamente grauita e OpenSource. Permette chat “private” che possono essere distrutte a comando oppure dopo un tempo prestabilito che (almeno secondo quanto assicurano gli sviluppatori dell’app) non lasciano traccia sui loro server. Anche in questo caso e` presente un client web per tutte le piattaforme e anche un’app per Google Chrome. Mancano le chiamate.

Voto: 8

Migriamo?

Vi ho convinti? Direi che vi ho dato qualche buon motivo per aiutarmi nella campagna di liberazione degli utenti da Whatsapp. Installate e provate una delle precedenti (o tutte e tre se ve la sentite) e ditemi cosa ne pensate nei commenti qua sotto. Personalmente mi piace molto Telegram sia come interfaccia che come frubilita` del servizio (leggi: app molto snella e veloce), peccato che manchino le chiamate che ogni tanto fanno comodo.

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OS X e iOS

Eseguire azioni in automatico su OSX: usare Launchd

Quante volte vi siete trovati a desiderare che il vostro computer eseguisse certe azioni in automatico, senza che voi non dobbiate preoccuparvi di nulla? Insomma, il nostro pc fa tantissima roba senza che noi ce ne accorgiamo, perché in mezzo a questa roba non possiamo metterci anche qualcosa che faccia comodo a noi?

Se usate Windows

Potete cambiare sistema operativo, dopodiché continuare a leggere questo articolo. Penso ci sia un metodo per automatizzare le cose anche nel sistema operativo di Microsoft, ma cambiando sistema avrete mille altri vantaggi, mi ringrazierete!

Se usate Linux

Ci viene fornito lo strumento cron. Di cui non parlerò in questo articolo (magari in uno dei prossimi, chi lo sa?) perché non l’ho mai usato, ma se cercate con Google troverete un sacco di materiale a riguardo.

Se usate OSX

Anche OSX ci fornisce cron, come se fossimo su Linux. Ma ho detto che in questo articolo non parlerà di cron e non mi sono mai occupato di altri sistemi operativi che non ho ancora citato, dunque dove sta l’inghippo?

Apple ci fornisce uno strumento un po’ meno immediato di cron, ma altrettanto utile per schedulare azioni nel nostro sistema operativo: di chiama Launchd e io vi spiegherò come cominciare a usarlo.

Condizioni iniziali

Io vi farò un esempio particolare per spiegarvi l’uso di questo strumento, poi sarete voi a dovervi inventare un utilizzo che sia intelligente per voi, eventualmente cercando altre funzioni di Launchd che io non ho trattato in questo articolo per pigrizia o perché non le ho cercate/trovate, probabilmente perché non mi servono oppure di nuovo per pigrizia.

Nello scorso articolo vi ho raccontato che ho scritto uno script bash per effettuare il backup che utilizzo per effettuare il backup di un disco esterno. Mi piacerebbe adesso che questo script venisse eseguito in automatico a intervalli regolari, in modo che io non mi debba interessare più di tanto alla faccenda e non debba lanciare lo script a mano.

Dunque abbiamo uno script bash, la volontà di eseguirlo in automatico a intervalli regolari e uno strumento per farlo. Una volta imparato a usare lo strumento dovremmo essere a posto, no?

Il file .plist

Per prima cosa dobbiamo scrivere un file con estensione .plist. Questo file conterrà le informazioni da dare a Launchd, per esempio qual è lo script che vogliamo eseguire e quanto spesso. Il nome di questo file di solito somiglia a un URL web scritto al contrario. Il nome del mio somiglia a it.nomeHost.smartBackup.plist; io non so se questa cosa sia una regola da seguire assolutamente, immagino di no, ma ho visto che tutti utilizzano questo metodo dunque immagino ci sia un motivo, fosse anche solo il sentirsi fighi per chiamare i files come gli sviluppatori veri. Vi incollo il file che ho utilizzato io che poi potete copiare e modificare a vostro piacimento (dopo lo commenteremo assieme).

<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<!DOCTYPE plist PUBLIC "-//Apple Computer//DTD PLIST 1.0//EN" \
"http://www.apple.com/DTDs/PropertyList-1.0.dtd">
<plist version="1.0">

<dict>
<!-- Contains a unique string that identifies your daemon to launched. This key is required. -->
<key>Label</key>
<string>it.hostname.smartBackup</string>
<!-- Contains the arguments [to exec()] used to launch your daemon. This key is required.  -->
<key>ProgramArguments</key>
<array>
<string>/bin/bash</string>
<string>/Users/username/bin/smartBackup.sh</string>
</array>
<!-- This optional key specifies the user to run the job as. This key is only applicable when launchd is running as root. -->
<!-- <key>UserName</key>
<string>username</string> -->
<!-- When to run -->
<!-- <key>StartInterval</key>
<integer>43200</integer> -->
<key>StartCalendarInterval</key>

<dict>
<key>Minute</key>
<integer>05</integer>
<key>Hour</key>
<integer>20</integer>
</dict>
</dict>
</plist>

Secondo me questo linguaggio somiglia molto all’XML se proprio non è lui (non conosco l’XML dunque non mi azzardo a dire che non sia un qualcosa di strano che ci somiglia molto). Dunque possiamo dire che se conoscete l’XML siete avvantaggiati, se non lo conoscete ma decidete di leggere queste poche righe di codice vedrete che non è così difficile capire dove stiamo andando a parare.

Ora commentiamo le diverse sezioni del file.

Dopo un po’ di header che lasciamo perdere c’è la label dove possiamo scrivere il nome del nostro servizio. Dopodiché dobbiamo inserire il percorso dove Launchd deve andarsi a prendere lo script da eseguire. Usiamo il percorso assoluto, dopo vedremo il perché.

Dopo aver scritto il cosa è il momento di scrivere il quando. Nella sezione StartCalendarInterval possiamo inserire l’ora e il minuto in cui vogliamo che ogni giorno sia eseguito il nostro script. Per altre opzioni vedere le varie guide reperibili online. Come per esempio QUESTA.

Fatto tutto ciò salviamo il nostro file e chiudiamo l’editor. Il più è fatto.

Far eseguire le azioni

Perché il sistema operativo esegua queste nostre istruzioni dobbiamo copiare questo file .plist in una specifica cartella. In realtà le cartelle sono due e sono:

$HOME/Library/LaunchAgents/

oppure

/Library/LaunchAgents

questo perché possiamo decidere se eseguire l’azione solo quando è loggato il nostro utente oppure se eseguirlo per tutti gli utenti del sistema.

A questo punto basterà un reboot del sistema per avere il nostro servizio attivo! Buon divertimento e lasciatemi nei commenti l’azione che avete automatizzato usando questa mia guida perché le possibilità di utilizzo di questo servizio hanno i limiti solamente della nostra fantasia!

Perché Launchd e non cron?

Un’ultima nota: all’inizio dell’articolo ho detto che anche OSX ci mette a disposizione cron, dunque perché utilizzare qualcosa d’altro? Me lo sono chiesto anche io e cercando in rete pare che Launchd sia progettato per eseguire le azioni programmate anche quando il Mac è in stato di sleep (non so se corrisponda allo stato di stop, ma credo di no) e inoltre se il computer è spento al momento di eseguire l’azione questa viene eseguita nonappena il computer viene acceso. Detto ciò vedete voi se utilizzare Launchd che funziona solamente sui sistemi Apple oppure se imparare a usare cron in modo da fare il lavoro una volta sola per quando utilizzerete Linux (sempre che già non lo facciate).

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Linux e Android, OS X e iOS, Progetti e iniziative

Usare uno script bash per un backup intelligente

Sotto Natale di fanno acquisti. Io ho acquistato un nuovo disco esterno per fare il backup dei miei dati (se ci tenete a saperlo un WD MyBook da 2Tb, bellissimo anche a vedersi). Su questo disco faccio il backup sia del mio portatile (che è un MacBookPro, dunque gestisco il backup con TimeMachine, una delle invenzioni più riuscite di tutta la storia di Apple), sia del disco esterno che utilizzo come magazzino per i dati ad accesso infrequente (documenti da tenere nell’archivio virtuale, ma che probabilmente non serviranno mai più), oppure i file originali delle fotografie che scatto (che essendo file RAW occupano un sacco di spazio); insomma, uso il mio disco esterno come una persona normale ed è bene che questo disco abbia un backup.

Per eseguire il backup di questo disco ho scritto uno script bash (che prende più che ampiamente spunto da questo) da far girare all’occorrenza (eventualmente in automatico) in modo che effettui una sincronizzazione dei dati tra i due dischi.

Per farlo funzionare a dovere bisognerà scrivere i percorsi dei dischi di cui effettuare il backup e di quello che ospiterà il backup (per esempio, su un sistema OSX di solito è /Volumes/nomeDelDisco/), inserire la lista delle cartelle presenti sul disco di cui effettuare il backup (per esempio, Musica, Immagini, ecc…) e dopodiché basterà lanciare lo script.

Per dare il permesso di esecuzione allo script digitate il comando:

chmod u+rx nomeScript.sh

dopodiché potrete lanciarlo così:

./nomeScript.sh

Lo script gestisce anche il restore dei dati basterà lanciarlo dandogli come argomento la parola restore. Esempio:

./nomeScript.sh restore

Ovviamente inserendo i percorsi corretti funziona non solo per backuppare dischi esterni, ma per fare il backup di qualsiasi directory presente sul vostro computer!

Ah, un’ultima cosa, forse la più importante: lo script potete scaricarlo da QUA. Una sola raccomandazione: lo script sincronizza le cartelle dunque se cancellate qualcosa per errore sul disco “sorgente” verrà eliminato anche sul disco di backup. Eliminare questo comportamento non è affatto complicato, ma vi invito a leggere il manuale di rsync (che è il programma su cui si basa lo script per fare il suo lavoro) per scoprire come fare modificando (di pochissimo) il codice dello script.

Buon divertimento e non dimenticate di fare il backup dei vostri dati! Sempre!

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