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Ubuntu 11.04 Natty Narwhal – Primo Contatto

Un paio di giorni fa è stata rilasciata la Beta1 di Ubuntu 11.04, nome in codice Natty Narwhal. Come al solito un po’ per “isteria” e un po’ per curiosità ho voluto effettuare l’aggiornamento di una delle mie installazioni.

Se volete dedicare anche voi un paio d’ora all’aggiornamento della vostra distribuzione vi basterà aprire un terminale e digitare il comando:

update-manager -d

e seguire il processo guidato per l’aggiornamento. Se invece vi va di installarvi la distribuzione da zero potete scaricare l’.iso da questa pagina.

Ricordo che una versione Beta è comunque una versione ancora in via di sviluppo, quindi non installatela su una macchina in produzione, potrebbe darvi problemi anche seri, tali da rendere il vostro lavoro decisamente noioso e lento, se non addirittura non permettervi di svolgerlo per niente per un certo periodo di tempo. Quindi se avete un computer o una partizione che usate per “sfizio” (c’è anche chi, come il sottoscritto, ha o ha avuto delle partizioni dedicate al maltrattamento con test vari ed eventuali oppure chi ha intere macchine dedicate ai soli test di software in fase di sviluppo) potete permettervi l’installazione di una versione Beta, se invece il vostro unico computer è quello con cui portate il pane in tavola per la vostra famiglia e dovete consegnare un lavoro la settimana prossima, vi consiglio di aspettare la release stabile prevista per fine Aprile e di sfamare la vostra curiosità verso la novità leggendo questo mio articolo.

Io ho scelto per il mio test l’ormai mitico nerdbook, visto che il fisso ultimamente mi sta dando dei problemi e quindi evito di maltrattarlo per farlo durare fino a fine carriera (prevista a breve, arriveranno post interessanti qui sul blog).

Ma veniamo a noi. Qui di seguito vi illustro, in pochi punti, ciò che mi ha colpito di Natty durante le prime ore di test su strada.

1. Grub

Versione 1.99, non poteva essere altrimenti, un pelo personalizzata. Mi spiego meglio: c’è ora uno sfondo leggermente viola (in linea con il nuovo brand di Ubuntu), ma soprattutto è stata aggiunta una voce nel menu. Questa voce si chiama “Previous Linux Versions” e raccoglie in un sottomenu tutti i vecchi kernel eventualmente installati sulla macchina.

Chiunque abbia un po’ dimestichezza con i sistemi Linux, soprattutto se in dualboot, avrà notato che ogni tanto la lista delle scelte nel manu di GRUB si allunga un pochettino. Questo fenomeno deriva dall’installazione di un nuovo kernel senza disinstallare i precedenti. Ottima cosa, se ci fosse un problema con un nuovo kernel posso avviarne uno vecchio e salvare la situazione, ma la lista a un certo punto diventava davvero lunga. Per non parlare di chi, al momento dell’installazione di un dualboot, chiedeva che fosse selezionata di default la riga corrispondente all’avvio di Windows, in modo da avviare il sistema di Microsoft alla fine del countdown. Vi risparmio i particolari, ma a ogni nuova installazione del kernel bisognava andare a configurare un file di configurazione di GRUB per selezionare la riga desiderata. Scomodo. Soprattutto se bisogna chiamare “l’amico che se ne intende” per farlo, visto che di solito “l’amico che se ne intende” sono io. Stavolta mi risparmiano qualche telefonata.

2. Unity

Veniamo subito al punto importante, ma soprattutto quello (lo so che è così) che tutti state aspettando di leggere. Unity è la nuova interfaccia grafica di default di Ubuntu. Non esiste più la Desktop Edition e nemmeno la Netbook Edition. Esiste solo Ubuntu. In questa release sarà ancora possibile scegliere l’interfaccia chiamata “Ubuntu Classic” (e anche una sua versione senza effetti grafici), che è ancora basata su GNOME2 e non su GNOME3 (che è stato rilasciato ieri!). Questo perché dalla prossima release del sistema operativo sudafricano Ubuntu Classic cesserà di esistere. Addio GNOME, benvenuto Unity. Meglio iniziare a farci l’abitudine oppure iniziare a valutare una distro alternativa (e io l’ho fatto, forse ve ne parlerò in un post futuro, ma quanti nuovi articoli vi sto promettendo oggi?).

Unity non mi piaceva. Adesso mi piace un po’ di più. Mi sono ripromesso di usarlo (sì, fino alla scorsa release usavo l’interfaccia desktop anche sul nerdbook) e cercare di abituarmici, visto che hanno implementato una feature che chiedevano in molti, me compreso: l’autohide della barra laterale. Unity è nato come interfaccia per netbook. La maggior parte dei netbooks venduti hanno il monitor da 10 pollici e una risoluzione di 1200×600. Molte pagine internet sono ottimizzate per i 1200 punti, ma se io metto una barra laterale a “rubare” spazio al browser, mi trovo a dover effettuare uno scrolling laterlae ogni pagina web che voglio leggere. Scomodo, soprattutto su un netbook che, data la sua vocazione di mobilità, impone spesso l’uso del touchpad. L’autohide risolve questo problema e non distrare l’attenzione dal browser molto probabilmente a tutto schermo. Ottimo.

Parlando ancora della barra laterle non molto è cambiato, la si richiama buttando il puntatore del mouse nell’angolo in alto a sinistra (qualcuno ha detto Exposè?) e le icone sono diventate più grosse (qualcuno ha parlato di tablet touchscreen?) e più belle (a mio parere).

La navigazione nelle applicazioni avviene attraverso una “comoda” interfaccia che ordina le applicazioni a seconda di quali vengono utilizzate con più frequenza e vengono anche suggerite delle applicazioni installabili tramite il software center. Meno male che cliccando col tasto destro sull’icona delle applicazioni della barra di Unity si accede a un menu quasi vecchio stile.

La nevigazione nei files avviene in un modo simile a quello delle applicazioni, vengono mostrati i file preferiti, le cartelle più utilizzate, eccetera. Meno male che c’è un pulsante che richiama la cartella home e la apre con Nautilus.

Le icone sono dovunque più grosse, tranne che sulla menubar, che è la famose global-manubar che abbiamo imparato a conoscere nell’Unity versione 10.10.

Mi sembra di usare un grosso smartphone. Scusate un tablet. Peccato che io abbia comprato e voglia un netbook, anzi, un nerdbook.

3. Aggiornamenti importati

Voglio solo segnalare il passaggio da OpenOffice.org al nuovo Libre Office. Chissà che fine farà la suite di Oracle?

4. Conclusioni

Mi pare, come ho già lasciato intendere, che questa distribuzione tenga molto più in considerazione l’idea di essere installata su uno smartphone o, meglio ancora, su un tablet. Rimango perplesso sulla comodità di usare tale interfaccia su un computer “vecchi stile”, con mouse e tastiera, ma forse non frega a nessuno. Magari gli unici che, tra qualche anno, utilizzeranno un computer “vero” saranno quelli che sanno installarsi da soli altre distribuzioni che non siano Ubuntu. Tutti gli altri useranno un qualche giocattolino che si chiama i-qualcosa oppure qualche altro gingillo che tenta di scimmiottarlo.

Ma di questo vi parlerò in un altro articolo.

 

3 commenti su “Ubuntu 11.04 Natty Narwhal – Primo Contatto

  1. Quello che si definisce un servizio utile.
    Bravo.

  2. Grazie per l’articolo.

    Una domandina alla quale non ho trovato risposta sui forum di Ubuntu: io avevo Ubuntu 10.04 installato in dual boot con Windows 7, ho fatto l’avanzamento di versione alla 11.04.
    Fino a qui tutto ok, però ora all’avvio per fare partire la 11.04 mi tocca selezionare “previous linux versions” e poi il primo kernel (se invece mi parte in automatico visualizzo soltanto una schermata nera lampeggiante).
    Così funziona benissimo, nessun problema, però mi piacerebbe sistemare questa cosa.

    Che sia legato al dual boot con windows 7? Forse devo modificare la configuarzione del Grub in qualche modo? Purtroppo non sono molto esperta…

    Ho visto problemi simili qui: http://ubuntuforums.org/showthread.php?t=1743822
    e qui: http://www.linuxquestions.org/questions/linux-laptop-and-netbook-25/ubuntu-11-04-wont-start-878077/.

    Grazie per l’aiuto!

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