Trojan per Mac: si chiama Flashback. Come proteggersi ora e per sempre

Da qualche giorno si è sparsa la notizia di un pericoloso virus per Mac. La notizia ha fato molto scalpore, vista la “leggenda metropolitana” che i computer Apple siano immuni da virus. E fino a pochi anni fa ce lo diceva proprio la Apple nei suoi spot pubblicitari. Vediamo di fare un po’ di chiarezza, ora che la situazione pare essersi tranquillizzata.

Il virus si chiama Flashback ed è un “trojan horse”. Lo scopo è quello di far diventare il nostro Mac uno “zombie” che fa parte i una botnet per compiere le azione più disparate: dagli attacchi DDOS, fino all’invio di spam.

Prima buona notizia: l’”impalcatura” della botnet è oramai smatellata, quindi, anche se siete stati infettati, non avete nulla di cui temere, nessuno sta utilizzando il vostro computer far fare alcunché. Direi che non è poco.

Seconda buona notizia: c’è il modo per scoprire se siete stati infettati, anche se è un po’ da smanettoni, infatti dovreste usare il terminale. Trovate le istruzioni sul sito di F-Secure, quindi evito di ricopiarle qua.

Ma questo “trojan” come funziona? In poche parole sfrutta una vulnerabilità di Java, si autoinstalla visitando certe pagine web “esca” e da lì in poi siamo fregati. Perché colpisce solo i Mac? Perché, in realtà, la vulnerabilità è stata turata dagli sviluppatori di Java già un annetto fa, ma Apple è stata l’unica azienda che, fino  qualche giorno fa non aveva ancora rilasciato l’aggiornamento per i propri utenti.

Questo ci porta al primo modo di proteggersi: aggiornate il vostro sistema e sarete automaticamente protetti. Apple, infatti, dopo l’esplosione del fenomeno Flashback, ha rilasciato l’aggiornamento in fretta e furia. Direi che era anche ora.

Secondo modo di proteggersi: scaricate e installate un antivirus per Mac. La favola che i Mac sono esenti dal problema dei virus è, perlappunto, una bella favola, quindi proteggersi è un obbligo, verso di noi e verso gli altri, per non essere portatori di infezioni nella propria rete locale e non.

Un buon antivirus gratuito è quello di Sophos.

Ovviamente la cosa vale anche per chi usa sistemi basati su Linux.

La prossima versione di MacOS adotterà il kernel Linux

Mac OSX è alla fine del suo ciclo di sviluppo. La prossima estate sarà rilasciato l’ultimo aggiornamento di Mac OS X, dove la X sta per 10, con il nome di Mountain Lion.

Esatto, sarà l’ultimo aggiornamento. Questo perché la release successiva farà cadere la numerazione X per passare alla XI o 11, non è ancora dato saperlo. Quello che però è stato annunciato è che il kernel del sistema operativo (il “cuore” del sistema) non sarà più completamente sviluppato da Apple, ma sarà il kernel Linux, opportunamente modificato per le esigenze della mela.

A breve le mie opinioni sulla faccenda che, secondo me, meritano un post dedicato.

Quest’estate arriva OS X Mountain Lion

Quasi in sordina – o forse me lo sono perso nel flusso di notizie – Apple ha annunciato il rilascio della nuova versione del suo sistema operativo: OS X 10.8 Mountain Lion.

Dopo un anno dall’uscita di quel Lion che ha segnato un cambiamento di rotta nello sviluppo di OS X, ora si aggiorna per diventare sempre più simile al sistema mobile iOS. Il nuovo OS X sarà sempre più integrato con i sistemi mobili, iCloud sarà integrato nel sistema, verrà installata di default l’app Messaggi e comparirà un centro per le notifiche.

I requisiti minimi rendono utilizzabili solo le seguenti macchine:

  • iMac (Mid 2007 o successivo)
  • MacBook (13″ Unibody, 2008), (13″, Early 2009 o successivo)
  • MacBook Pro (13″, Mid 2009 o successivo), (15″, 2.4/2.2 GHz), (17″, Late 2007 o successivo)
  • MacBook Air (Late 2008 o successivo)
  • Mac Mini (Early 2009 o successivo)
  • Mac Pro (Early 2008 o successivo)
  • Xserve (Early 2009)

Escludendo

  • Tutti i MacBook White Core 2 Duo dalla fine del 2007 alla fine del 2008.
  • Mac mini Mid 2007
  • Il primo MacBook Air, early 2008
  • iMac bianco late 2006

che potevano installare OS X Lion.

Per maggiori informazioni potete visitare il sito ufficiale Apple, alle pagine dedicate al nuovo sistema operativo.

Linux > Mac

Da leggersi “Linux maggiore di Mac”, da intendersi “in cosa Linux è meglio di Mac”.

Da qualche anno sono un affezionato utente GNU/Linux, e da qualche mese un soddisfatto utente Mac (cosa che sicuramente saprete se seguite il mio blog). Se mi seguite anche sui vari social network avrete notato che in questi ultimi giorni ho iniziato a diffondere delle “perle” che confrontavano Linux e Mac. Se non mi seguite sui social network non vi siete persi niente, perché questo post raccoglie tutte le “perle” pubblicate nei giorni scorsi e gli fornisce un minimo di commento.

Avvertenza: alcune “perle” non hanno un commento. Di norma sono quelle che ho scritto più per strapparvi un sorriso che per un vero motivo. Spero si capisca quali sono. E che ridiate. :^)

1. Reversi su Mac alla difficoltà massima = vinco io. Su Android a poco più di metà della difficoltà = mi scassa di brutto.

2. Su Mac, ma anche su Windows, non si puo` fare copia/incolla con il tasto centrale del mouse.

Chiunque sia un po’ “sgamato” in fatto di sistemi Linux sa che selezionando un testo lo si può copiare da qualche parte semplicemente cliccando la rotella del mouse. E’ più difficile dirlo che farlo e se ti ci abitui poi è difficile tornare indietro.

3. Apple ha uno sviluppatore di fotografie che fa schifo. Linux anche, ma almeno non vuole dei soldi per farti incazzare.

Sul serio. Aperture fa schifo. E’ ignobile che chiedano dei soldi per un software così incasinato. Dopo 10 minuti ho desistito. Sembra che la cosa più importante sia condividere le fotografie sui social network, i comandi per lo sviluppo sono nascosti per benino. Come usabilità i vari RAW-converter per Linux sono molto meglio, come qualità dell’algoritmo di sviluppo lasciano molto a desiderare. Cosa uso io? Non ve lo dico. :^)

4. Le scorciatoie da tastiera per fare copia e incolla sono naturali su Linux, sul Mac sembrano fatte apposta per far venire una tendinite.

ControlC, controlV. Cosa c’è di più naturale? MignoloIndice, mignoloIndice. Invece sul mac bisogna usare il tasto “mela”, ma da qualche tempo la mela è caduta dal tasto e ora si chiama tasto “Command”, manco si dovessero andare all’arrembaggio. Bene, comunque sia sulle tastiere non-Apple (dove il tasto “Command” è quello con la bandierina di Windows) che, soprattutto, sulle tastiere Apple, dove il tasto “Command” è subito a destra e a sinistra della barra spaziatrice, la combinazione risulta veramente scomoda.

5. Su Mac non c’è l’easter egg di VLC. Su Linux sì (e pure su Windows). Dai, non ci credo di dover spiegare anche questa. Esiste ancora qualcuno che non si è accorto del cappellino da Babbo Natale che compare in un certo periodo dell’anno sull’icona del famoso riproduttore multimediale multipiattaforma?

6. Su Linux non c’è l’autocorrettore di MacOS che scassa le palle.

I prodotti Apple sono davvero così costosi?

Da sempre Apple è vista come un’azienda che si è sempre fatta ben pagare i prodotti. Se parliamo di Apple con chiunque prima o poi verrà fuori la faccenda che, in un modo o nell’altro, scegliendo il marchio della mela si finirà per tirare fuori più soldi di chi, invece, si affiderà a marchi diversi.

Ma è vero? Forse qualche anno fa sì. Oggi, secondo me, di meno. Andiamo a vedere di cosa sto parlando.

Mi riferisco in particolare a due linee di prodotti che hanno avuto successo proprio grazie ad Apple: tablet e ultrabook.

Guardiamo i prezzi di iPad 2 (dallo store online del sito Apple). Per la configurazione base andiamo a spendere 484 €. Circa cento euro in più per ogni “raddoppio” di memoria che vogliamo acquistare (il taglio base sono 16 Gb, possiamo poi scegliere i modelli da 32 e 64 Gb). Se poi vogliamo anche la connettività 3G siamo a un prezzo di ingresso che si attesta sui 605 € e poi sempre cento euro in più per ogni taglio superiore di memoria interna.

Confrontiamo questi prezzi con quelli della concorrenza. Vi anticipo che i prezzi li ho presi dallo store online del sito di MediaWorld per mettermi nei panni dell’utente medio che vuole comprarsi un computer o un tablet, se voi riuscite a trovare l’aggeggio  di cui sto parlando a 100 euro in meno dall’amico dell’amico di vostro cugino, non mi interessa. Ho preso in considerazione solamente i modelli equipaggiati con sistema operativo Android perché, a parte iOS, è l’unico che davvero si può definire diffuso. Abbiamo un prezzo d’ingresso di 399 € con un Acer Iaconia Tab che ci offre solo la connettività wi-fi (come iPad) ma ci mette a disposizione 32 Gb di memoria. Ma questo prezzo inferiore di circa 80 € al concorrente rimane un caso isolato perché ASUS ci propone il suo Transfromer a 449 € e di nuovo Acer un altro Iaconia a 499. Siamo già oltre il prezzo di iPad e l’unico che ci offre qualcosa in più è l’ASUS che è dotato anche di tecnologia 3G.

Se valutiamo poi il top di gamma troviamo il Samsung Galazy Tab con un prezzo di 599 € contro i 605 € del rispettivo iPad. Beh, una differenza proprio irrisoria.

Adesso parliamo degli ultrabook. Macbook Air ha inaugurato questo segmento di notebook ultraportatili di grandi prestazioni. Il modello da 13 pollici costa minimo 1260 €. E la concorrenza? Circa la stessa cifra. Sul sito Mediaworld troviamo un Acera 1199 €, un ASUS a 1299 € e un altro Acer a 1399 €.

Mettiamo poi in conto che Apple ci offre un ultrabook da 11 pollici che parte da 957 €. L’unico concorrente che mi viene in mente è il Sony Vaio serie Z, il cui prezzo parte (secondo il sito ufficiale Sony, sul sito di Mediaworld non c’è) da 1558,99 €. Dov’è la convenienza adesso?

Diciamo che Apple non produce prodotti a basso costo in assoluto, posiziona le sue creazioni sempre piuttosto in alto, ma andando a confrontare i loro prezzi con quelli dei prodotti di fascia media o alta degli altri marchi non troviamo più quella differenza netta che, forse, c’era una volta.

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