Lubuntu 12.04 Precise Pangolin – Recensione

Qualche giorno fa ho fatto una promessa a chi mi segue su Facebook oppure su Twitter: una recensione di Ubuntu 12.04 Precise Pangolin che di lì a poco avrei provato. Bene, non posso mantenere la promessa, perché non ho provato Ubuntu, ma ho invece installato Lubuntu e quindi recensirò quest’ultima.

Cosa è questa Lubuntu?

Lubuntu non è nient’altro che una versione (finalmente inserita in quelle che vengono definite “derivate ufficiali”) di Ubuntu che ha come obiettivo la leggerezza, in modo da funzionare su sistemi non troppo moderni e quindi dotati di scarse risorse hardware. Questo compito, fino ad ora, lo aveva avuto Xubuntu con scarsi risultati, secondo me, in quanto XFCE è sì più leggero di GNOME/Unity, ma mica poi di tanto. LXDE, invece, richiede sul serio pochissime risorse hardware e rende così Lubuntu la scelta perfetta per chi vuole continuare a utilizzare il proprio vecchio pc oppure per chi vuole un ambiente grafico senza troppi fronzoli e vuole lasciare che le risorse hardware siano disponibili per altre faccende.

Installazione

Io ho effettuato l’installazione tramite l’immagine Alternate (quella studiata per pc con poche risorse hardware, senza grafica) e non è affatto difficile, magari un po’ “brutto” a vedersi, ma l’utente viene seguito passo passo durante la procedura guidata. Immagino, dunque, che il programma grafico di installazione non sia molto diverso e che la distribuzione sia facile da installare per la stragrande maggioranza degli utenti.

Opinioni

Non c’è che dire, mi sono subito trovato a mio agio in Lubuntu, soprattutto perché già utilizzavo LXDE su altre macchine. Ovviamente prima di diventare una derivata ufficiale, Lubuntu ha dovuto allinearsi con il resto della famiglia producendo un tema grafico e un tema di icone davvero piacevoli e con dei colori dominati da un blu-azzurro molto bello. Assolutamente azzeccato.

Per mantenere la leggerezza la suite d’ufficio LibreOffice viene sostituita da AbiWord e GNUmeric, ma i repository sono gli stessi di Ubuntu, quindi utilizzando il Software Center si potrà installare Libre Office con un paio di click. Già, il Software Center. Da questa versione Lubuntu è dotata di un vero Software Center che si rifà a quello della sorella maggiore con un’interfaccia che rimane leggera, ma con tutte le funzioni che servono. Questa forse è stata l’innovazione maggiore rispetto alle versioni precedenti.

Infine, ricordo che se Ubuntu 12.04 è una LTS (Long Term Support), Lubuntu 12.04 non lo è. Si avranno, quindi, aggiornamenti per un anno e mezzo, dopodiché bisognerà aggiornare il proprio sistema a una versione più recente.

Coordinate

QUI potete scaricare Lubuntu 12.04.

Linux: come modificare la password di root

Una delle cose più preziose che abbiamo in ambito informatico è la password di amministratore. I sistemi Windows concedono questo privilegio a cani e porci, i sistemi Linux un po’ di meno.

Ma se, per caso, dimenticassimo la password di root del nostro computer (e ho detto “nostro”, non del computer del nostro amico a cui vogliamo fare uno scherzo, intesi? :D)? Come potremmo recuperarla senza procedere a un “formattone”?

Possiamo modificarla a nostro piacimento sempre che ci siamo determinate condizioni:

  1. Il computer di cui vogliamo ottenere l’amministrazione usi GRUB.
  2. Sul computer non siano impostate password al BIOS oppure alla modifica di GRUB.

Condizioni verificate? Ottimo, procediamo.

Entriamo nel menu di GRUB e premiamo la lettera E. Scegliamo la riga riguardante il kernel e premiamo di nuovo il tasto E.

Inseriamo, alla fine della riga, la stringa di testo seguente:

rw init=/bin/bash

premiamo poi il tasto B per effettuare il boot.

Siamo in una shell di root! Ora non basta fare altro che digitare il comando

passwd

e inserire la password di root che più ci aggrada.

Non pensavate fosse così facile, vero?

Fedora 17 Beefy Miracle Beta – recensione

Oramai vi ho abituati a recensioni sulle versioni Beta delle distribuzioni più in voga (l’ultima Ubuntu non sono riuscito a testarla così presto, sto per rimediare, abbiate pazienza) ed eccoci arrivati al test di Fedora 17, nome in codice Beefy Miracle.

Prima di tutto un bel disclaimer: questa è ancora una versione di sviluppo, quindi installaltela a vostro rischio e pericolo, non è un sistema adatto al lavoro quotidiano in quanto potrebbe essere affetto da bug vari ed eventuali, per quanto sia una versione molto, molto vicina a quella definitiva (ed è per questo che io me la installo e la provo per voi), ma ogni tanto qualche “casino” può succedere, quindi non imitatemi se non sapete risolvervi i problemi da soli, aspettate il 22 di questo mese per avere il rilascio definitivo (a proposito, la release schedule è stata cambiata di nuovo in seguito a un nuovo ritardo, potete trovare le nuove date a questo link).

Ok, veniamo a noi.

1. Installazione

Questa volta ho voluto fare un’installazione “fresca” (ogni tanto ci vuole, per spianare i casini che ho creato nelle varie parti del disco :^) ) e ho potuto quindi testare l’ultima versione del programma di installazione, Anaconda. Come al solito (e come per tutte le distribuzioni “facili”) l’installer è ben fatto, veloce e offre un sacco di scelte, soprattutto per quanto riguarda il partizionamento del disco. A me poi frega poco, visto che il disco me lo partizioni a mano, ma a un utente poco esperto procedure guidate per ottenere configurazioni del disco diverse non può fare che piacere.

2. Avvio

Avvio molto veloce e svelto. Questo è uno dei motivi per cui ho deciso di fare un’installazione pulita: il boot della mia Fedora 16 era diventato lento come la Quaresima.

3. Creazione utente

Anche qua una nota di merito: è davvero possibile effettuare un sacco di personalizzazioni, anche avanzate, utilizzando l’interfaccia grafica. Se un utente non conosce il significato di certe opzioni può limitarsi a schiacciare Avanti Avanti Avanti e verrà guidato alla creazione di un utente comunque funzionante al meglio.

4. Prime note negative

Come saprete la mia Fedora-machine è nerdbook. Non ho ancora capito perché il click col “tap” sul trackpad è disabilitato di default. Nei repository non è presente il browser Chromium. Mi tocca installare Chrome scaricando l’RPM dal sito ufficiale. Quando cliché il bottone per scaricare il pacchetto vieni reindirizzato a una pagina dove Google mi dice che “Sono grandioso!”. Piccole soddisfazioni. L’installazione fallisce miseramente, tra le altre cose. QUI c’è la pagina del wiki di Fedora dove spiega come aggiungere il repo di Chromium (così ci teniamo sul politicamente corretto, e l’icona è blu, si intona con i colori del desktop), sia stabile che instabile. Io ho scelto l’instabile, non so perché, forse voglio veder crescere il numero di versione di Chrome ancora più velocemente di quanto già non faccia. Voi non fatelo e se lo fate, non venite a lamentarvi con me!

5. Grandi novità

Nessuna grandissima novità da segnalare. L’aggiornamento dell’interfaccia grafica di default porta GNOME alla versione 3.4. Manca ancora l’opzione per fare lo Shutdown del pc nel menu dove dovrebbe essere. E soprattutto manca “qualcosa” che permetta di ibernare il computer che non sia lasciar scaricare la batteria fino al livello “critico”. A quel punto si iberna da sè.

Novità che segnalo solo per un mio amico (che spero legga questo articolo). GIMP 2.8.

6. Conclusioni.

Tanto bello era lo sfondo di default di Fedora 16 (con il sottomarino sottacqua), tanto brutti sono i fuochi artificiali della release 17. Li ho subito cambiati. Nota a margine: a me scazza parecchio perdere tempo a modificare e personalizzare l’aspetto del mio sistema operativo, la trovo una perdita di tempo, infatti se le icone e gli sfondi di default non mi danno fastidio li lascio per sempre. Quindi, carissimi designer delle varie distribuzioni, cercate di fare un buon lavoro e di fare in modo che l’aspetto del mio sistema, appena installato, sia quantomeno guardabile. Grazie.

Il tema di icone di default fa schifo e non c’entra una mazza con tutto il resto. Non sono ancora riuscito a trovare il modo di cambiarlo. Non mi ricordo come avevo fatto con Fedora 16.

Fra meno di dieci anni Facebook avra` cessato di esistere

Riprendo un’interessante intervista di Anna Masera pubblicata sul sito de La Stampa. La giornalista ha intervistato Eben Monglen, avvocato firmatario di tutte le licenze GPL di Stallmann. Se non sapete chi e` fate una ricerchina su questo blog oppure su Google.

Copio e incollo l’intervista (che potrete, non so fino a quando, leggere in originale a questo link), in modo da non perderla nei meandri del web.

Professor Moglen, che cosa le sta più a cuore e a quale progetto sta lavorando in questo periodo?
“Sono preoccupato per la società orwelliana in cui ci siamo infilati con i social networks proprietari che ci spiano riempiendo le tasche dei loro fondatori e deprivando i cittadini della loro libertà, che ne siano consapevoli o meno. Per questo, sono fiero di poter mostrare il mio nuovo progetto, la Freedom Box“.

Esce dalla stanza e torna con una scatoletta in mano: assomiglia a un vecchio modem. Un pezzo di hardware metallico con una serie di ingressi e di uscite, che si collega alla presa del telefono al muro da una parte, e al computer dall’altra. Sopra campeggia un adesivo bianco con la scritta grande rossa: FREEDOM BOX(scatola della libertà).

Che cos’è?
E’ un sistema per disintermediare tutte le comunicazioni, in modo da mettere in contatto solo gli utenti fra di loro. Per cui nessun Grande Fratello può intercettare. Per ora è un prototipo, ma presto presenteremo la versione beta e speriamo di commercializzarla entro l’anno”.

Detta così, promette di essere rivoluzionaria.
“Qui negli Usa se hai un cellulare e un fornitore di rete, per esempio Sprint, sei certo che un qualsiasi funzionario delle forze dell’ordine in qualsiasi momento può ottenere di sapere la tua esatta località. Così: privacy addio per milioni di persone. Il grande affare della telefonia di oggi è che possiamo tutti essere spiati. La fondazione per il software libero è grazie al cielo piena di hacker bravi ed etici che si stanno impegnando per risolvere il problema”.

Siamo nell’era della sorveglianza globale?
“Le tecnologie su cui ci basiamo per restare connessi sono infette da strati di sorveglianza che ci può solo danneggiare”.

Di chi è la colpa?
“Nella storia di Internet, ci sono diversi colpevoli che hanno trasformato il Web in uno strumento di controllo. Ma io punto il dito contro uno in particolare”.

Chi?
“Mr. Mark Zuckerberg (il fondatore di Facebook, ndr) ha fatto più danni alla razza umana di chiunque altro alla sua età”.

Perchè?
“Perchè Zuckerberg ha raccolto l’energia dei nostri desideri sociali e ci ha convinti ad accettare un terribile imbroglio. Tutti hanno bisogno di andare a letto con qualcuno, e lui ne ha approfittato creando una struttura per degenerare l’integrità della personalità umana. La sua offerta è stata “vi do accesso gratis al Web e ai contatti umani, e voi vi lasciate spiare gratis tutto il tempo”. Con questo non dico che Facebook debba essere illegale. Ma noi guru delle tecnologie dobbiamo porre rimedio a questo scempio. Ne siamo in grado, e presto Facebook sarà obsoleto”.

Non è una previsione azzardata? Sta andando a gonfie vele…
“Ma non c’è alcun motivo per cui l’architerttura di un social network debba includere una tale invasione della privacy. Di fatto, l’hardware e il software necesario per costruire una rete in cui la gente mantiene il controllo diretto delle proprie informazioni, senza intermediari, già esiste. Bisogna solo costruire un sistema migliore.  Zuckerberg si merita bellamente di andare in bancarotta”.

Ma per la maggioranza degli internauti di oggi, Facebook è equivalente al concetto di social network. E’ il mezzo che ci permette di comunicare in modi impensabili prima, è la terra promessa del World Wide Web… offre uno spazio in cui dialogare, connettersi, condividere musica, foto, le storie della nostra vita, uno spazio per esprimere chi siamo e imparare. E piace un sacco a tutti. I numeri sono dalla sua parte. Tanto che è prevista una quotazione in Borsa che batte i record di tutti i tempi. Difficile immaginarne il declino…

“Io prevedo un tracollo di Facebook. La gente si sta già ribellando allo sfruttamento e alla commercializzazione delle proprie informazioni personali. Facebook usa i nostri dati, carpiti dalla banca dati che non vediamo nel codice della sua rete ma che contiene tutti i suoi miliardi di utenti, per arricchirsi, li vende ai migliori offerenti.  Io sto costruendo un’alternativa per social networks trasparenti e verificabili, che rispettino la nostra libertà. Quando sarà possibile scegliere, penso che la gente sceglierà la libertà e manderà quell’arrogantello signor Zuckerberg a farsi fottere”.

Ma c’è chi dice che l’era dei social networks ci ha talmente cambiato la vita che la privacy sta diventando sempre meno un valore da difendere, in cambio della comodità dei servizi che otteniamo in cambio.

“Tutte cazzate. La privacy non è un’idea antiquata. E’ come dire che l’aria fresca è antiquata, quando sei un inquinatore. Sappiamo tutti che invadere la privacy della gente è sbagliato. Non abbiamo abolito le leggi che dicono che è un crimine guardare nelle finestre delle case delle persone o rubare le loro informazioni personali. Il problema è che Facebook non usurpa la privacy di un individuo solo che sceglie di lasciarsela usurpare, ma poichè questo a sua volta clicca sulle informazioni dei suoi amici, usurpa anche loro. Per fortuna fuori dagli Usa c’è chi se ne preoccupa: e l’Europa svetta nell’opposizione a Facebook, come una volta fece contro il monopolio di Microsoft. C’è speranza perchè se incominciano a ribellarsi gli utenti, che sono il patrimonio di Facebook, l’impero di Zuckerberg è destinato a crollare”.

Ma perchè questo accada serve una rete alternativa più sicura, decentralizzata: esiste?   

“Ne abbiamo fondata da poco una, grazie a quattro studenti della New York University che mi hanno preso in parola: Daniel Grippi, Maxwell Salzberg, Raphael Sofaer e Ilya Zhitomirskiy hanno fondato il progetto Diaspora, un social network alternativo che è open-source, rispetta la privacy, e controllato dagli utenti. Utilizzano i loro nodi, decentralizzati, e salvano le informazioni localmente. Purtroppo Zhitomirskiy, il più idealista del gruppo, è morto, secondo alcune fonti si sarebbe suicidato, fatto sta che la sua perdita è stata un duro colpo ma il progetto Diaspora continua.

Un altro progetto alternativo di social network è affiliato con il movimento Occupy e con gli Indignados spagnoli e si chiama Global Square, che si è poi evoluto nella Federated General Assembly. Serve pazienza. Il software libero si muove lentamente perchè non ha soldi. Ma prima o poi ci arriva. Facebook è un sistema chiuso che può dare alla gente solo quello che già ha ricevuto. In futuro, potranno avere tutto quello, e in più la privacy che desiderano. Perchè è vero: la gente rinuncia alla privacy per convenienza, ma se possono avere entrambe, prima o poi scelgono l’opzione che offre anche la libertà. La tesi dietro all’Ipo di Facebook è che se hanno intrappolato un miliardo di persone, possono presto intrappolarne due miliardi. Ma non accadrà: avremo social networks federati nel giro di pochi mesi”.

Vuole azzardare una previsione?
“Fra più di 12 mesi, ma meno di dieci anni, Facebook avrà finito di esistere”.

Rilasciata Ubuntu 12.04 Precise Pangolin – istruzioni per l’aggiornamento da vecchie versioni

E’ appena stata rilasciata la nuova major release di Ubuntu, nome in codice Precise Pangolin, numero di versione 12.04.

Potete scaricarla cliccando QUI.

Se state usando una vecchia installazione di Ubuntu potete aspettare che il sistema automatico di aggiornamento vi proponga l’avanzamento di versione, oppure farglielo cercare manualmente attraverso l’interfaccia grafica.

Nel caso il gestore di aggiornamenti non vi proponga l’aggiornamento potete “forzarlo” dando da terminale il seguente comando:

update-manager -d

Ricordo che la 12.04 è una versione LTS (Long Term Support) e sarà quindi supportata per 3 anni nella versione desktop e per 5 nella versione server.

Un piccolo consiglio: aspettate a effettuare l’aggiornamento, almeno un paio di giorni. In queste ore i server per download dei nuovi pacchetti sono subissati di richieste e quindi il processo potrebbe rivelarsi lungo e noioso. Ad esempio la pagina di download di www.ubuntu-it.org (da cui dovrebbe essere scaricabarile l’immagine della nuova Ubuntu completamente in Italiano) non è raggiungibile nel momento in cui sto scrivendo (quindi non posso controllare la veridicità di ciò che ho scritto nella parentesi precedente). Tra un paio di giorni la vostra Ubuntu sarà uguale uguale a come sarebbe stata aggiornandola oggi (ve lo garantisco io, mi assumo tutta la responsabilità) e ridurrete il tempo di aggiornamento di un bel po’.

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